POETI “DI CLASSE”
Vi ricordate le poesie che imparavamo a scuola, a memoria?
Alcune erano abbastanza complicate e ricordo che, per memorizzarle, alcuni compagni le disegnavano.
Suddividevano le strofe e le illustravano, come fossero vignette.
La loro memoria era visiva e la parola fluiva leggera, sostenuta da quelle immagini.
Negli anni, tutti noi abbiamo imparato decine di poesie.
Quale ricordate in modo particolare?
Nessuna? Qualcuna?
Chi di voi, dopo averne studiata una a memoria, si è appassionato a questa forma d’arte?
L’esercizio mnemonico è senz’altro utile, ma l’essenza della forma poetica va raccontata dal principio.
La poesia è un fatto intimo.
E’ un dialogo interiore tra noi e il mondo.
La poesia ha in sé le qualità della musica e delle emozioni .
La poesia evoca stati d’animo, luoghi, atmosfere…e lo fa nella maniera più gentile.
La parola si appoggia delicatamente su un significato, e lo illumina.
Ecco perché credo sia importante considerare la poesia come un’amica preziosa.
Chi ‘pratica’ poesia, è capace di tradurre il mondo.
Il bambino poeta sa cogliere la profondità di uno sguardo o di un’emozione, perché impara a sviluppare l’empatia.
Il bimbo poeta si accorge dell’altro.
Sa prendersene cura.
E sa scegliere.
La parola giusta, il tono gentile, il gesto.
Io credo che ogni bambino custodisca un aspetto poetico.
Un esempio?
Un giorno, ho chiesto a una classe di scuola primaria di ascoltare un brano musicale, lasciando briglia sciolta all’ immaginazione.
Dopo l’ascolto ho chiesto ai bambini:
Dove vi ha portato la musica?
“Sopra un cielo stellato”
“Dentro l’ arcobaleno”
“Io ero una stella che rideva”….
E’ stato commovente ascoltare i pensieri dei bambini…così profondi e gentili.
Così ispirati.
Così poetici.
Mi piace pensare che, a scuola, la poesia possa far germogliare il seme delicato dell’amore verso le cose. Un amore generoso e creativo, capace di trasformare la banalità in bellezza.



